Maria, una storia a lieto fine

Immaginate di essere accusati di un crimine che non avete compiuto e di stare in carcere per due settimane senza poter comunicare con nessuno e soprattutto senza l’esistenza di una vera accusa contro di voi...Maria è una giovane donna che vive momentaneamente da sola perchè il marito è emigrato in Sudafrica per lavorare. In una notte come tante altre sente all’improvviso dei rumori provenire dalla porta di casa, come se qualcuno stesse cercando di forzarla per entrare.

 Naturalmente, Maria comincia a gridare e a chiedere aiuto e i vicini accorrono in massa. Catturato il malfattore, i vicini dicono alla giovane di non preoccuparsi più e lei rimane in casa fino al giorno dopo. Com’è naturale che accada in molti bairros periferici dove il tasso di criminalità è elevato e la giustizia fai-da-te è ad esso strettamente proporzionale, la popolazione conduce il malfattore in una zona del quartiere chiamata “terra di nessuno” e lì comincia ad interrogarlo. Trovando le risposte vaghe e contraddittorie, la folla decide di punirlo e l’uomo viene linciato.

Maria non avendo partecipato, neanche sa come si è svolto l’accaduto, finchè dopo qualche giorno non viene arrestata da cinque agenti della polizia che, facendo finta di presentarsi per una questione legata al terreno di proprietà della donna, l’avevano poi condotta in caserma, senza alcun mandato d’arresto o formale atto d’accusa. Semplicemente, per loro è l’autrice “morale” dell’omicidio.

Venuta a conoscenza della cosa la popolazione del bairro si avvia ad esprimere solidarietà alla giovane, autoaccusandosi dell’accaduto, ma questo non fa che peggiorare la situazione. Maria viene trasferita e rimane in prigione senza la possibilità di comunicare con la famiglia o l’avvocato. Nessun atto scritto, inoltre, sancisce la legalità di una simile detenzion, tanto più che è stato anche superato il limite di 48 per la consegna del caso alla magistratura.

Si scopre alla fine che si tratta di un ordine venuto dall’alto: la vittima del linciaggio era parente di un ufficiale superiore del Ministero dell’interno.

L’avvocato di Share presenta, quindi, un’istanza alle autorità competenti e Maria viene giustamente rilasciata.

Grazie al lavoro dell’avvocato di Share, Maria è stata rilasciata e, dopo aver passato due giorni a “ripulire” la casa da eventuali malocchi, ha fatto le valigie ed è partita per il Sudafrica, dove il marito lavora.

 

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