Ana e Paula
Ana e Paula sono due donne Mozambicane. Ana è sulla sessantina , Paula ha passato i trenta. Ana ha due figlie grandi che ha cresciuto da sola e che cerca di sistemare, adesso ha anche un nipote piccolo. Paula ha una figlia handicappata che vuole crescere da sola. Ana aveva un marito che la tradiva e che la picchiava e che lei ha cacciato da casa.
Paula ha un marito che la tradisce e la picchia e da cui vuole divorziare. Paula è istruita ed era benestante, aveva delle case di proprietà comprate in comunione col marito, un uomo influente. Paula non è istruita e ha avuto una vita difficile, piena di problemi e ha una bimba handicappata. Ana e Pula fanno le domestiche, oggi per 150 euro al mese.
Ana ha divorziato, anni fa, il marito ha fatto valere il suo peso e nonostante una sentenza di divorzio per colpa non ha ricevuto nulla dei beni comuni del matrimonio. Ha pagato un avvocato ai tempi, nel 1987, ma non c’è stato nulla da fare perché il marito contava e perché forse l’avvocato non ha fatto tutto quello che doveva. Il marito ne frattempo si è venduto le case, nonostante dovessero essere vincolate; una è stata comprata da un alto funzionario pubblico. Oggi lei vive in un piccola casetta su un suo terreno e i parenti confinanti le stanno occupando porzioni di terreno perché “tanto siamo parenti”. Gli è rimasta la sentenza di divorzio e una storia giudiziaria intricata lunga vent’anni in cui ha rimediato anche una condanna al pagamento di alcune spese. L’avvocato di Share ha passato giorni a fare anticamera davanti agli archivi dei tribunali che avevano trattato il caso, ha sfogliato faldoni e parlato con giudici. Il giudice di allora, che ha insabbiato tutto, adesso è un pezzo grosso della magistratura e il caso di Ana dovrebbe passare ancora per il suo tavolo. “Finché lui non muore o va in pensione non hai speranze” le hanno detto; ma noi continuiamo a bussare e a fare anticamere, a spulciare faldoni impolverati.
Paula vuole divorziare, ha chiamato l’avvocato di Share un sabato mattina fissando il colloquio per la settimana successiva. Il lunedì il marito si presenta a casa, la picchia e la violenta davanti alla figlia handicappata; e scappa. Paula chiama l’avvocato e va in ospedale dove la visitano e dove, con l’avvocato che nel frattempo è arrivato da lei, presentano denuncia. Il Mozambico è un paese dove non è così difficile finire in galera, anche senza motivo ma questa volta non è così. Gli si devono notificare dei mandati di comparizione ma la vittima lo deve fare personalmente perché, è vero, la polizia dovrebbe farlo, ma se si aspetta loro… Paula manda un’amica sul posto di lavoro di lui a consegnare il mandato, una, due, tre volte.. come prescrive la legge: irreperibile. Adesso Paula consegnerà le prove mediche della violenza che verranno allegate al fascicolo processuale e poi il giudice dovrebbe spiccare il mandato di cattura, dovrebbe, e lui è irreperibile. E la causa di divorzio adesso può cominciare.
Paula e Ana non avrebbero potuto pagare un avvocato e nessuna istituzione glielo avrebbe fornito gratuitamente. Averlo non è una garanzia di giustizia e gli ostacoli sono così resistenti che anche per noi spesso non c’è alternativa tra la pazienza e la disperazione. Ma adesso qualcuno parla per loro, almeno non sono sole, è già qualcosa. Ci sono tante Paula e Ana in Mozambico, ancora più povere di loro, senza possibilità di incontrare nessun avvocato, senza neanche la coscienza che la legge potrebbe difenderle e forse qualcosa si può fare, non solo cose grandi, campagne milionarie con manifesti e programmi radio, forse basterebbe un avvocato in più per cambiare il mondo una causa alla volta.
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