Lo stregone e il minibus
Alfred si impiega poi in una piccola fabbrica di blocchi da costruzione in cemento, come ce ne sono tante in Africa. Lavora così bene e così tanto che un medico tradizionale, uno di quei personaggi ambigui e comunissimi qui che passano dalle cure a base di erbe alle pozioni magiche dagli effetti più svariati lo invita a lavorare con lui come aiutante-domestico.
Con il suo nuovo datore di lavoro passa in Mozambico e quando quest'ultimo torna in Malawi per sposarsi lui rimane fino alla notizia della morte del fratello minore. Alfred decide allora di tornare in patria e va così a Junta, lo spiazzo da dove si prendono gli autobus per il resto del paese con l'intenzione di raggiungere Inchope, da dove avrebbe cercato un altro mezzo di trasporto per il Malawi. Prende un minibus, uno chapa come si chiama qui, che paga regolarmente, e si mette in viaggio. Il mezzo era rubato ma nessuno dei passeggeri ne era a conoscenza. La polizia di Maputo dirama un comunicato con I dati dello chapa rubato e questo viene intercettato vicino al Rio Save, a una stazione di servizio. Vengono interrogati i passeggeri e la polizia considera quelli saliti a Maputo, tra cui Alfred, presunti complici. Alfred inoltre non conosce il portoghese e qualcuno riferisce alla polizia che questo straniero sarebbe un medico tradizionale, un curandeiro. Nasce così l’ipotesi che egli con le sue arti magiche, sia stato coinvolto nel furto. La polizia lo scriverà nel suo rapporto affermando che Alfred avrebbe creato una pozione per permettere all'autista il furto del mezzo rimanendo impunito. Così un'ipotesi fantasiosa diviene imputazione e a Chilemba viene ritirato il passaporto che scomparirà insieme agli altri documenti. Alfred Comincia la carcerazione preventiva: viene prima trattenuto nella cella della polizia locale e poi trasferito alla prigione di massima sicurezza di Maputo.
